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Auguri Natale 2020

  • di

Bentrovati

Quest’anno un po’ particolare mi porta a farvi gli auguri in un modo altrettanto particolare

Natale (Giuseppe Ungaretti)

Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade

Ho tanta stanchezza sulle spalle

Lasciatemi così come una cosa posata in un angolo e dimenticata

Qui non si sente altro che il caldo buono

Sto con le quattro capriole  di fumo del focolare

 

Ho voluto prendere spunto dalla poesia di Giuseppe Ungaretti perché si abbina di più al Natale che ci stiamo accingendo a vivere. Quest’anno è iniziata quella che i libri di storia considereranno un evento talmente eccezionale da poterlo chiamare Terza Guerra Mondiale. Una guerra fatta di battaglie, non contro uomini di altre nazioni o ideologie, ma contro un virus che attacca il nostro stile di vita, che ci costringe in modo repentino a rivalutare le nostre scelte e ci obbliga ad adeguarci a decisioni prese da altri.

Ecco perché dopo mesi di battaglie, non ho voglia camminare in un intrico di strade (gomitolo di strade: le vie cittadine affollate che richiamano il caos delle battaglie quotidiane fatte contro il virus).

Sono molto stanco (non è la stanchezza del soldato, ma è soprattutto la fatica mentale che sentiamo dopo le esperienze fatte).

Voglio essere lasciato solo così come un oggetto (una cosa inanimata, senza coscienza, per perdere, almeno per un po’, la coscienza di quanto abbiamo vissuto), dimenticato in un angolo (per dimenticare le morti delle tante battaglie perse)

Qui (in contrapposizione con la prima linea dove si continua a combattere contro il virus) non si sente altro che il caldo amico (“il caldo buono“, rassicurante e confortevole dell’amore della nostra famiglia, che ci avvolge e tranquillizza).

Rimango vicino al calore del camino con le quattro giravolte (capriole) fatte dal fumo (un modo per avere un attimo di pace preziosa, per riposare la mente da tutte le esperienze fatte).

Come il Natale di Giuseppe Ungaretti, anche il nostro è un Natale di guerra. Questa poesia è stata composta nel Natale del 1916, durante una licenza che Ungaretti trascorse a Napoli in casa di amici. È pervaso dal sentimento di sofferenza e infinita stanchezza di Ungaretti, scosso dalle sue esperienze di guerra. Molti di noi oggi stanno soffrendo allo stesso modo per i propri cari, in pericolo o peggio già andati.

È impossibile riprendere la vita quotidiana di prima dopo le esperienze di quest’anno. Il poeta è stanco e chiede di essere lasciato solo, ad osservare la fiamma nel camino, cercando di liberarsi dell’immensa stanchezza della vita.

E noi cosa dobbiamo dimenticare in questo Natale? Quali esperienze ci hanno portato qui?

Personalmente ritengo che oggi sia più Natale di tanti altri fatti. Non per i regali, non per i pranzi e le cene, spesso insofferenti o fatti di grandi abbuffate
Oggi è Natale perché nonostante questa guerra posso stare con la mia famiglia, posso abbracciare mia moglie, i miei figli e tutti i miei cari. Certo, è un Natale diverso da quelli passati. Lo ricorderemo, come spero ricorderemo i tanti “caduti” nella battaglia, sia tra i malati di Coronavirus, sia tra i tanti lavoratori che hanno fatto il loro dovere per aiutarli e si sono ammalati anche loro.
E un pensiero va anche ai nostri imprenditori, di ogni settore e dimensione. Scelte difficili sono richieste in questo periodo di guerra, forse più difficili di quelle affrontate finora. Scelte dove nessuno può dire cosa sia giusto e cosa sbagliato
Voglio dirvi solo questo: vi capisco. Percepisco la vostra insicurezza che quotidianamente vi accompagna, la vostra “solitudine dei numeri primi” che vi angoscia e vi fa dubitare. Ricordatevi però che ne avete affrontate tante e non dovete scoraggiarvi per quello che succede. Sarà difficile, come ogni battaglia. Ci saranno caduti, come in ogni guerra. Forse la perderemo questa guerra, ma quello che distingue i grandi uomini non sono le battaglie vinte, ma il “come” hanno vinto quelle battaglie.
Per il momento vi saluto, vi abbraccio e vi auguro Buon divertimento